BASE PROGETTI PER L'ARTE

CESARE PIETROIUSTI

TUTTO QUELLO CHE TROVO
AZIONE IN DUE TEMPI

Inaugurazione venerdì 5 marzo, ore 17
5 marzo / 20 aprile 1999

Tutto quello che trovo Venerdì 5 marzo, dalle ore 17 alle ore 22, sarò seduto, bendato e con le orecchie tappate, nello spazio di BASE in via San Niccolò 18r, Firenze e descriverò a voce ogni sensazione, percezione, pensiero e stato d’animo che sarò in grado di riconoscere.
Più recentemente ho spesso riflettuto su quella produzione mentale che io chiamo “pensiero non funzionale”, quelle idee che ci vengono in mente senza apparente motivo’ durante l’esplicazione di qualche attività, che ci sembrano inutili e che, di conseguenza, vengono scartate dalla coscienza e dimenticate e che, invece, io credo siano alla base dei miei progetti artistici. Porre attenzione a questo pensiero diciamo cosi, “parassita” mi ha fatto venire in mente l’idea di trattare come materiali indifferenziati anche dei dati interiori, da esporre senza aggiungervi deliberatamente qualcosa (ammesso che sia possibile), così come vengono.

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Cesare Pietroiusti
Tutto quello che trovo
Venerdì 19 marzo, dalle ore 17 alle ore 22
resterò chiuso dentro
lo spazio di BASE in via San Niccolò 18r, Firenze
e descriverò a voce ogni oggetto materiale
che sarò in grado di riconoscere.

Più volte, al momento di pensare qualcosa da fare, ovvero da esporre, in una mostra a cui ero stato invitato, ho preso la decisione di lasciare le cose come stavano e di limitare il mio intervento a far vedere, in qualche modo, quello che era già là. Il lavoro più chiaro in tal senso è probabilmente il primo, Materia identica, nella mostra “Ipotesi di identità (Jartrakor, Roma aprile 1978). Volevo riempire una stanza di una grande quantità di oggetti qualunque, senza operare selezioni o differenziazioni, presentandoli tutti su uno stesso piano (sia simbolico che materiale). Immediatamente mi trovai di fronte ad un paradosso: cosa, in effetti, mettere là dentro? Come decidere? Da dove cominciare? Potevo riuscire a “mostrare oggetti il più possibile ovvii e indifferenziati nel nostro giudizio e nel nostro uso quotidiano” (come scrivevo all’epoca) ?.

La decisione di lasciare la stanza “vuota” – che, se non ricordo male, mi fu suggerita da qualcun altro – mi pare la soluzione certamente migliore, poiché quel luogo, a ben vedere, era già pieno di oggetti materiali. che vi si trovavano per svariati motivi (il caso, decisioni altrui etc.) rispetto ai quali nessun mio arbitrario intervento era comunque necessario. In mostra, scrivevo, “porte, prese di corrente elettrica, lampade, interruttori, finestre, muri, soffitto, chiodi, filo elettrico, mattonelle, polvere. Cemento, gesso etc.”

Con la collaborazione della Fondazione Teseco per l’Arte di Pisa