BASE PROGETTI PER L'ARTE

GERWALD ROCKENSHAUB

BEYOND BLACK

Inaugurazione: sabato 18 novembre 2006 / ore 18,00
18 novembre / 30 dicembre 2006

BASE / progetti per l’arte presenta sabato 18 novembre 2006 dalle ore 18 l’opera Beyond Black di Gerwald Rockenschaub. L’intento del suo intervento a BASE punta a rendere evidente la natura della scatola architettonica e, contemporaneamente, a far riflettere il visitatore sul suo cambiamento. Gli elementi usati per creare questa architettura nell’architettura che muta attorno alla presenza dello spettatore sono tre grandi rettangoli monocromi che sovrapponendosi ai muri creano un’inedita percezione spaziale. L’artista ponendo un pannello magenta (perpendicolare a quello blu e alla parete verde) come ostacolo allo spazio dall’entrata paradossalmente crea un luogo aperto mettendo in evidente collegamento le due stanze che di solito sono percepite come separate. La modalità di lavoro di Rockenschaub, che è estremamente ridotta quasi al limite con l’ascetismo, mira a provocare un punto di vista analitico da cui valutare la propria esperienza fisica del luogo. Questo stesso metodo di campionatura e di remix di elementi minimalisti e pop per ottenere un’architettura fatta di atmosfera o una progettualità concreta l’artista la realizza anche nella sua ricerca musicale operando da DJ che associa la musica minimalista con la musica techno sperimentata negli anni 90 nei locali di Berlino e Vienna.

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Gerwald Rockenshaub (Linz ,1952 – vive a Berlino) studia filosofia e psicologia all’Università di Vienna e contemporaneamente frequenta la School of Applied Arts. Dai primi anni ottanta fa parte del gruppo d’artisti che elaborano nuove forme analitiche di uso dello spazio. L’artista, spesso associato alla tendenza “Neo-Geo”, di cui ne dilata i confini, da sempre impiega gli oggetti prodotti industrialmente (freddi, impersonali e che suggeriscono un’utilizzabilità come cubi di plexiglas, oggetti gonfiabili in pvc, ponteggi mobili in alluminio) per definire un’organizzazione spaziale inedita di quel dato contenitore architettonico. I codici da lui usati sono quelli dell’astrazione geometrica ovvero campiture di colore piatto monocromo e una pratica costruttivista con cui definisce una variabilità infinita di articolazioni delle solite forme primarie. Con questi elementi crea di volta in volta come dei remix che sviluppandosi in una dimensione tridimensionale e installativa producono un vero e proprio percorso esperenziale da parte del fruitore nel white cube dello spazio dell’arte. Questo è ciò che accadeva con la sua mostra personale dal titolo “Sentimentale” alla Gam di Torino (2000) in cui un enorme parallelepipedo gonfiabile di plastica trasparente occupava tutta la sala e precedeva una tenda di plastica gialla rigida che conduceva il visitatore in uno spazio ulteriore diviso da una struttura in laminato utilizzabile dal visitatore come panca per sedersi. Da questo punto di vista era possibile osservare dei suoi quadri a parete: pezzi unici disegnati al computer e realizzati industrialmente su fogli di plastica adesiva incollata su metallo.
Ha rappresentato l’Austria alla 45a Biennale di Venezia nel 1993. “Funky Minimal”, la mostra retrospettiva sul suo lavoro, si è tenuta all’Hamburger Kunstverein e al Centre d’art contemporain Le Consortium di Dijon, nel 1999. Recentemente grandi retrospettive sul suo lavoro si sono tenute alla Kunsthaus di Zurigo (2002) e al Mumok di Vienna (2004).