BASE PROGETTI PER L'ARTE

JEPPE HEIN

DIAGONAL SPACE

Venerdi 15 settembre 2006 / ore 19,00
15 settembre / 21 ottobre 2006

BASE / Progetti per l’arte presenta venerdì 15 settembre 2006, dalle ore 19, l’installazione dell’artista danese Jeppe Hein appositamente costruita e ideata per lo spazio. L’opera diagonal space è una linea zig-zagante di fuoco che si disegna nel contenitore architettonico rendendolo luogo visionario e concreto allo stesso tempo. L’opera infatti, osservata dalla strada attraverso la porta a vetri, appare come un’immagine straniante e bella nella sua improbabilità. Percorrendo lo spazio all’interno, invece, la figura immateriale si rivela essere presenza scultorea che segna, attraversa e organizza lo spazio in tutta la sua lunghezza costringendo il fruitore a tener conto del suo essere lì e delle sue azioni sollecitato fisicamente dall’elemento naturale ed imprevedibile del fuoco. Pura astrazione e vitalità organica, immanenza della forma/idea e temporalità dell’esperienza sono gli elementi in contraddizione che coesistono assieme in questo intervento ambientale. L’intento di Jeppe Hein, quando si confronta con l’architettura e i luoghi dell’arte, è evidenziare e concretizzare le modalità di esperire quel luogo da parte dello spettatore che viene chiamato a riflettere sulle sue reazioni sia a livello fisico che psichico. Per questo motivo le sue opere sono determinate da regole matematiche (come il ritmo, la ripetizione, la rifrazione della luce) e dall’estetica rigida del minimalismo, ma in cui irrompe l’imprevedibilità del momento della fruizione. L’oggetto-scultura per lui è un innesco e campo di azione più che il fine. Questo è evidente con la fontana space in action / action in space esposta alla Biennale di Venezia del 2003, al parco di villa Manin nel 2004 e nell’ultima edizione di Art Unlimited ad Art Basel, in cui stanze momentanee si materializzavano per effetto di getti di acqua che emergevano da una piattaforma al cui interno catturavano lo spettatore attratto da questa dimensione di gioco e di visualizzazione di spazi immateriali.

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Jeppe Hein, (Copenhagen, 1974) vive e lavora a Berlino. L’opera di Hein nasce da un’indagare e da una nuova pratica delle regole dell’estetica della scultura minimalista anni 70. Queste forme pure che dovevano dichiarare solo la loro presenza al di là del contesto espositivo o dei significati simbolici vari nel caso di Jeppe Hein si caricano di un dinamismo, di un’autonomia e di una pericolosità attiva che coinvolgono lo spazio architettonico in cui si situano e chiedono la partecipazione diretta dello spettatore instillando reazioni fisiche e psichiche immediate. In questi ultimi anni molte opere sono la destrutturazione del concetto forma topica del cubo. L’altro elemento utilizzato spesso da Hein per realizzare un’esperienza diversa da quella che ci si aspetterebbe normalmente è la panchina (serie di lavori dal titolo significativo di isole), ovvero l’oggetto di arredo urbano per eccellenza o presenza passiva all’interno dei musei. Queste opere in cui usa la scultura o anche interventi ambientali come 360 gradi di presenza in cui lo spazio della galleria Johann Koenig (Berlino, 2002) portava le tracce di una pressione continua di una sfera di metallo su tutto il suo perimetro o moving wall 180 alla galleria Nicolai Wallner (Copenhagen, 2001) agiscono e puntano a rendere evidente il rapporto tra spazio tangibile e la sua percezione. Tra le prossime mostre di jeppe Hein anticipiamo la personale alla Tate Modern di Londra e allo Sculture center di New York, oltre alla partecipazione alla Biennale di Liverpool e a Momentum a Moss in Norvegia. Il 22 di settembre inaugurerà la mostra personale alla Galleria Zero di Milano.