BASE PROGETTI PER L'ARTE

JIRI KOVANDA

SEA ON THE CEILING

Inaugurazione: Venerdi il 2 Dicembre / ore 18,30
2 Dicembre 2016 / 20 Gennaio 2017

BASE / Progetti per l’arte presenta venerdì 2 dicembre 2016 dalle ore 18:30 la mostra dal titolo “Sea on the ceiling” che Jiří Kovanda ha ideato appositamente per lo spazio non-profit di Firenze che quest’anno compie diciotto anni di attività.

“Sea on the ceiling” è una immagine con cui Jiří Kovanda evoca il suo progetto per Firenze, lasciando al pubblico l’attesa di scoprire se si tratta di una affermazione poetica, se si riferisce ad una lettura dello spazio ad archi che caratterizza il soffitto di BASE o se rimanda ad una dimensione che vuole attivare un dialogo con il pubblico. Come suggerisce l’artista parlando della sua mostra: “ho un taccuino pieno di disegni e idee, mi piace prendere decisioni sul posto…. Forse si vedrà il mare sul soffitto… Forse si incontrerà uno stormo di angeli… Forse succederà qualcosa che mi sorprenderà.” Per Kovanda è fondamentale è creare un’evento che evidenzi il tempo e la qualità dell’incontro tra lui e il contesto di BASE – luogo fondato da artisti che invitano altri artisti – e che proprio per questo motivo lo ha portato a dire: “E’ importante per me essere lì e incontrarvi. Mi piace essere influenzato dallo spazio, da quello che vedo e da ciò che vi è attorno. Mi piace l’idea di collezionare e assemblare gli oggetti che troverò. Infatti, realizzo delle mostre con delle opere già pronte solo in casi di vuoto inatteso e di aridità emotiva.”

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Jiří Kovanda (nato a Praga nel 1953; vive e lavora a Praga) è considerato tra gli artisti più interessati attivi nell’Europa dell’Est e che hanno maggiormente influenzato le nuove generazione formatisi nella Repubblica Ceca. Il suo lavoro “performativo” e “concettuale” è stato largamente apprezzato dopo la caduta del muro di Berlino portandolo a partecipare a mostre internazionali in tutto il mondo, tra cui Documenta XII a Kassel nel 2007. Il suo lavoro si manifesta nel corso degli anni Settanta sotto forma di azioni compiute per un pubblico ignaro di assistere ad un’opera d’arte come quella che nel 1976 lo porta a sostare, per pochi attimi, immobile con le brace a croce sulle scale della metropolitana rallentando il flusso delle persone. Questa sua attitudine nasce da una reazione al contesto di censura che esisteva nelle nazioni che facevano parte del blocco comunista anche se l’artista ha sempre tenuto a precisare – come nell’intervista con Hans Ulrich Obrist pubblicata nella sua monografia edita da Jrp/Ringier nel 2006 – che: “L’aspetto personale era sempre predominante su quello sociale.” Le sue azioni anti-spettacolari, delicate e ironiche allo stesso tempo, con cui si confrontava con lo spazio pubblico producevano un momento straniante con cui permetteva alle persone che erano “presenti” di ri-considerare radicalmente – al di fuori degli afflati eroici, retorici e delle etichette dell’arte – il rapporto da instaurare tra spazio pubblico e quello privato, tra dimensione intima e sociale, tra il visibile e invisibile, tra ciò che è considerato prezioso e funzionale. Tra le molte mostre internazionali a cui ha partecipato recentemente sono da ricordare: Quand fondra la neige, où ira le blanc, Opere dalla Collezione Enea Righi, Palazzo Fortuny, Venezia, 2016; Transmissions: Art in Eastern Europe and Latin America, 1960–1980, MoMA, New York 2015; Museum as Hub: Report on the Construction of a Spaceship Module, tranzit, New Museum, New York, 2014; 13th Istanbul Biennial, Mom, am I barbarian?, Antrepo no.3, Istanbul, 2013.