BASE PROGETTI PER L'ARTE

KOO JEONG A

VOID WITHIN UNLIMITED FREEDOM

Inaugurazione: sabato 22 novembre 2014 / ore 18 22 novembre 2014 / 10 gennaio 2015

BASE / Progetti per l’arte presenta un progetto site-specific realizzato appositamente dall’artista di origine coreana Koo Jeong A per lo spazio non profit di Firenze. Void within unlimited freedom è una mostra inedita di Koo Jeong A con la quale l’artista si propone di scoprire la città di Firenze e lo spazio di BASE / Progetti per l’arte durante una breve residenza di una settimana, quella precedente l’inaugurazione. Il frammento temporale preso in questione, che è il vero soggetto del progetto, sarà sintetizzato, espanso ed evocato all’interno dello spazio espositivo attraverso interventi tanto minimali, quanto coinvolgenti emotivamente. Questa modalità scelta dall’artista è pensata non per realizzare un prodotto fine a sé stesso, bensì come mezzo con cui aprire una discussione collettiva sul valore e sul senso dell’attenzione verso il quotidiano e rispetto alla pratica dell’incontro (nell’era del villaggio globale). Gli indizi per intuire che tipo di processo sarà attivato dalla mostra di Koo consistono, per adesso, in una lista di desideri da verificare ed esperire in loco: “Visitare il convento di San Marco; incontrare gli artisti di BASE; realizzare un libro/diario dell’esperienza; ripensare al rapporto con l’Oriente; guardare il fiume Arno; creare dei timbri in gomma per stampare una serie di disegni; vedere cosa accade…”. Nelle opere di Koo Jeong A il concetto di “ordinario” è sempre ribaltato e messo in discussione, come succede nel disegno dal titolo irkutsk realizzato per l’invito della mostra. Questo, se a un primo livello rimanda all’immaginario stereotipato dei fumetti manga, è invece utilizzato dall’artista per indagare, anche a livello arcaico, il linguaggio del corpo: un linguaggio che sempre meno viene preso in considerazione dal momento che le comunicazioni interpersonali avvengono sempre più ad un livello immateriale. (altro…)

Koo Jeong A (Seoul, Korea, 1967; vive e lavora ovunque) da quando si trasferisce a Parigi nel 1991 porta avanti una particolare riflessione attorno all’oggetto scultoreo e al gesto quotidiano. Con le sue opere sin dall’inizio della sua ricerca rinnova sia il concetto di oggetto minimalista ma anche quello di Object-trouvé, introducendo una dimensione effimera particolare. I suoi interventi, realizzati con zollette di zucchero, sigarette, magneti, profumo diffuso nello spazio, gomme da masticare, succo di limone utilizzato per scrivere lettere apparentemente ivisibili, asciugamani piegati e impilati ordinatamente, riescono sempre a creare situazioni o atmosfere site-specific. Riesce a raggiungere questo risultato stabilendo una grammatica ben precisa tra spazio e oggetto presentato in esso, la quale suggerisce allo spettatore di muoversi e scoprire quel luogo come se fosse la prima volta, ma anche di ripensare ai meccanismi con cui cataloga e codifica le esperienze della sua vita e di cosa considera normalmente arte. Questo è evidente con l’opera esposta a Manifesta3 a Lubiana nel 2000 (volumi convessi realizzati con pigmento di colore alla cui proliferazione tutti potevano contribuire), ma anche con la mini architettura fatta di gomme da masticare di differenti colori disposta sul pavimento di una delle sale del Mori Art Museum di Tokyo per la mostra Happines del 2003, opera che portava il pubblico a ripensare al rapporto tra macro e microcosmo.

L’attitudine dell’artista, di riuscire sempre a stupirsi rispetto al presente che incontra, è rimasta invariata negli anni come testimonia l’installazione dal titolo Its Soul (La sua anima) realizzata quest’anno per la 10a Biennale di Gwangju, che consiste in un grande muro che, alla presenza dello spettatore, vibra come se possedesse un respiro o come durante un terremoto. Il suo desiderio di spostare l’attenzione dell’osservatore da un oggetto fine a sé stesso all’ambiente e alla situazione circostante è anche il movente del suo intervento di qualche anno fa per la Biennale di Venezia del 2003, realizzato inserendo delle perline riflettenti nelle fessure e nelle crepe di alcune sale dell’arsenale, al di là delle pareti di cartongesso collocate per le mostre temporanee, rivelandone finalmente l’altezza e la conformazione. Questi esempi confermano che il suo percorso è guidato dalla voglia di dare vita a un dispositivo che possa stimolare una forte relazione tra lo spazio intimo e quello collettivo, e con cui definire una nuova dimensione del concetto di durata dello sguardo e della condivisione dell’esperienza della realtà.

Tra le sue principali mostre personali sono da citare: Koo Jeong A: 16:07, Kunsthalle, Dusseldorf (2012); E opened his eyes. He is now walking, CCA Kitakyushu Project Gallery, Kitakyushu (2011); Constellation Congress, DIA Art Foundation, Dia: Beacon, Beacon, The Dan Flavin Art Insitute, Bridgehampton (2010); Koo Jeong A, Aspen Art Museum, Aspen (2008); Flash Cube at Leeum, Samsung Museum of Art, Seoul (2007). Tra le sue partecipazioni ad eventi di rilievo internazionale ricordiamo: 10th Gwangju Biennale; Cheorwon-gun, Gangwon-do & Artsonje Center, Seoul (2014); Padiglione Svizzero alla 14a Biennale Internazionale d’Architettura di Venezia (2014); Border area near DMZ, Cheorwon-gun, Gangwon-do, South Korea (2013); FRAC – Pays de la Loire, Carquefou, France (2013); Kitakyushu Municipal Museum of Art, Kitakyushu, Japan (2013); Liverpool Biennial, Liverpool (2010); LACMA, Los Angeles (2009); 53a Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, Venezia (2009); Manchester International Festival, Manchester (2007); The Moscow Biennale, Moscow (2005); Biennale of Sydney, Sydney (2004); Singular Forms (Sometimes Repeated), Guggenheim Museum, New York (2004); 50a Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, Venezia (2003); Yokohama Triennale, Yokohama (2001); Manifesta 3, Ljubljana (2000); Gwangju Biennale, Gwangju (1997); Do it, curated by Hans-Ulrich Obrist, Independent Curators Incorporated, New York (1997); Manifesta 1, Rotterdam (1996); 46a Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, Venezia (1995).