BASE PROGETTI PER L'ARTE

PIERO GOLIA

Inaugurazione: lunedì 3 giugno /  ore 19
3 giugno / 10 settembre 2013 / mar-sab 18-20

BASE / Progetti per l’arte presenta un progetto di Piero Golia appositamente ideato per Firenze, che avrà una sua origine concettuale e processuale nel “talk” che l’artista realizzerà il giorno dell’inaugurazione.

Il progetto di Piero Golia, come afferma l’artista stesso, nasce: “dall’esigenza di provocare un istante di sospensione la cui forma è mutata nel tempo. Realizzare questa mostra è un’opportunità che ho da molto tempo. Proprio durante questo periodo di gestazione, che possiamo quantificare intorno ai sette anni, è avvenuta un’evoluzione sottile, ma importante nel mio lavoro. Infatti, mi sono distaccato dall’immagine eclatante e malinconicamente polemica in sé per indagare le svariate possibilità di stimolare differenti dimensioni “narrative”…Per la mostra di Firenze voglio mettere in evidenza la necessità di confrontarmi con il pubblico, di avere un dialogo diretto con esso, che in quell’occasione può andare oltre alla semplice conoscenza del mio nome e interrogarsi in maniera più profonda sul perché di alcune mie recenti scelte. Questo momento di eliminazione di gerarchie e mediazioni ulteriori tra l’arte e la vita è nato pensando allo spirito di BASE che è stata fondata per per dare maggiore importanza al dibattito culturale rispetto alle semplici informazioni di superficie con cui, a volte, le persone si muovono nel sistema dell’arte. Per questo la mostra ruota attorno alla potenzialità delle persone presenti di voler cogliere un messaggio, puntando più alla sua poetica che non al meccanismo tra significato e significante su cui si basa la società mediatica… E’ un progetto sulla possibile o impossibile coreografia della realtà.

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Piero Golia (Napoli, 1974; vive e lavora a Los Angeles) è stato uno dei protagonisti del rinnovamento delle pratiche performative e dell’oggetto “scultureo” avvenuto alla fine degli anni Novanta. Partendo da questa attitudine gli è stato possibile sollevare un dibattito concreto sul motivo dell’attenzione sempre crescente per le pratiche concettuali tipiche degli anni settanta sia in ambito artistico che in quello sociale. La particolarità delle sue opere consiste nella possibilità di definirle sempre come delle “azioni”, le quali si collocano tra una dimensione eroica, la loro inutilità edonistica e il rendere evidente la necessità di ri-attivare una nuova coscienza del ruolo dell’arte all’interno della società di cui fa parte anche l’artista. Tra i gesti che hanno scandalizzato sia gli addetti ai lavori che il normale pubblico da rotocalco è da ricordare la sua traversata a remi in canoa del 2001 dall’Italia all’Albania per poter partecipare alla Prima Biennale di Tirana realizzata da Flash Art. Partecipazione realizzata da immigrato clandestino. Sempre del 2001 è l’opera “Tattoo” che consisteva nell’aver convinto una ragazza a farsi tatuare sulla sua schiena il ritratto dell’artista sorridente con la scritta: “Piero è il mio idolo”. Invece, del 2003 è la facciata storica di un palazzo di Amsterdam esposta come un quadro nell’orizzontalità della parete del white cube di una galleria di Parigi, mentre del 2005 è la panchina da arredamento da parco di una antica villa inglobata (rialzandola da terra e rendendola inservibile) in un cubo di colore rosso luccicante. Questa sua vena surrealista ma spiazzante, che ha sempre portato a far implodere il concetto di serietà e i limiti tra personale e pubblico, ha acquistato delle valenze differenti lungo il suo recente percorso indagando maggiormente una condizione intimista e riflessiva. Tra le mostre personali recenti, oltre alla sua partecipazione nel 2010 al premio Italia al Museo Maxxi a Roma e nel 2013 al Padiglione Italia per la 55 edizione della Biennale di Venezia, ricordiamo: “Concrete cakes and constellation paintings”, Gagosian Gallery, Los Angeles, 2011; “Double Tumble or the awesome twins”, Stedeljik Museum, Amsterdam, 2011; Time Machine, Bortolami-Dayan Gallery, New York, 2008; Knives, Galleria Fonti, Napoli, 2007.