BASE PROGETTI PER L'ARTE

ROBERT BARRY

FOUR YELLOW PIECES

Inaugurazione martedì 12 settembre, ore 21
12 settembre / 20 ottobre 2000

La mostra pensata da Barry per Base è organizzata in quattro parti collegate e relazionate tra loro, così da creare una unica installazione.
Le parole Almost, Real, Against, Desire, Include, Possible scritte con lettere gialle e collocate sui vetri esterni e sulle pareti, appaiono come un respiro di un pensiero che trasforma lo spazio in una “Resonance room”, una stanza di risonanze in cui la voce dell’eco si perde all’infinito.
Dunque frammenti di una storia narrativa, ma anche frammenti di casualità che con il loro silenzio, rendono evidente come un segno minimale possa aprire un mondo di pensieri, ed offrire allo spettatore la chiave di una porta che deve penetrare per percepire la leggerezza e la profondità concettuale del lavoro di Robert Barry.

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Robert Barry è uno degli artisti che alla fine degli anni sessanta, inizio settanta, hanno elaborato sia negli Stati Uniti che in Europa, nuove premesse visivo-linguistiche, che poi troveranno affermazione sotto la definizione di “Arte concettuale”; una attitudine, più che un movimento, destinata ad avere grande influenza sulla ricerca artistica degli ultimi trent’anni.

Nel 1969 Barry realizzò alla galleria Art Project di Amsterdam uno degli eventi che meglio rappresenta il concetto di dematerializzazione dell’arte: un piccolo avviso con la scritta “Per il periodo della mostra la galleria sarà chiusa” venne fissato sulla porta della galleria che rimase realmente chiusa per due settimane. L’artista dunque non parla di opera, ma di proposizioni dell’arte e tende così a porre in evidenza i processi mentali che stanno a monte della formazione dell’opera d’arte, riducendone al massimo l’ingombro fisico.

Robert Barry assieme a Lawrence Wiener, Joseph Kosuth, Douglas Huebler e Sol Lewitt ha partecipato alle prime mostre e alle pubblicazioni curate da Seith Siegelaub, tra cui il “Xerox Book” che rimane il vero manifesto dell’arte concettuale.

In collaborazione con la Fondazione Teseco per l’arte, Pisa